Esempio di Liquidazione controllata del debito: la “storia” di una famiglia

Liquidazione controllata

PREMESSA

Una coppia e una figlia minorenne: lei con Partita Iva, lui dipendente. Prima casa acquistata da lui con l’aiuto della famiglia di origine. In uno stabile limitrofo lei acquista un immobile uso ufficio con l’intenzione di crearvi la sede della propria attività professionale o comunque un ufficio secondario.

Incomincia la crisi e l’attività non riesce più a rientrare facilmente dei crediti vantati con i clienti con spese già anticipate. Continua a spendere, a fare debiti con banche e finanziare. Nel pieno della bufera arriva un’intimazione di pagamento esecutiva dell’Agenzia Entrate Riscossione per debiti di una vecchia società.

Come se non bastasse lei cade in depressione e l’attività perde ogni possibilità di futuri incassi, perché nel frattempo ha perso clienti importanti acquistati da una grande società estera che sostituisce tutti i precedenti consulenti delle aziende acquisite.

La mancanza di lavoro e i debiti rendono la vita familiare molto difficile, con sempre maggiori tensioni che rischiano di far naufragare il matrimonio.

I debiti ammontano a più di 380.000 euro, compreso il mutuo sottoscritto per pagare l’ufficio.

Unico bene, che chiaramente viene sottoposto a pignoramento immobiliare, è l’ufficio.

Lei dopo aver fatto vari corsi per riqualificarsi trova un lavoro, seppur sottopagato.

A causa delle segnalazioni in Crif e Banca d’Italia effettuate dalle Banche e dalle finanziarie e della normativa in materia di lavoro che obbliga i datori di lavoro a pagare con mezzi tracciabili di pagamento intestato al lavoratore, non riesce nemmeno ad aprire un conto corrente.

Le parlano della legge del sovraindebitamento, si affida ad un consulente e viene preparata la domanda e la documentazione da presentarsi all’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento competente per territorio (bisogna rivolgersi a quello/i del proprio capoluogo di provincia).

Con l’aiuto del padre che le fornisce i fondi per le spese da anticipare (poiché la pratica non è gratuita), viene lavorata dai Gestori (che chiedono moltissima documentazione integrativa) e in pochi mesi viene presentata al Tribunale. Il Giudice viene investito della questione, con la massima urgenza, perché oramai i tempi dell’esecuzione immobiliare erano maturi e al terzo tentativo di asta l’ufficio sarebbe stato venduto ad un importo particolarmente basso.

In pochi giorni il Giudice del sovraindebitamento dichiara aperta la liquidazione controllata, nomina il liquidatore e dichiara la sospensione della procedura esecutiva.

La sovra indebitata può riaprire un conto corrente, sotto la vigilanza dei Liquidatori. I frutti dei mesi lavorati ante apertura della liquidazione servono per pagare le spese della liquidazione e della pubblicità. Viene statuito che di quello che guadagna 600 euro li può tenere per il suo sostentamento e della famiglia, mentre l’eccedenza la deve versare sul conto aperto ed intestato alla procedura della liquidazione controllata.

L’immobile viene venduto con modalità competitive dai liquidatori a 30.000 euro, che andranno ripartiti al creditore ipotecario.

Approvato lo stato passivo, i liquidatori si occuperanno di ripartire l’attivo secondo l’ordine dei privilegi.

Per tre anni non possono essere iniziate o proseguite esecuzioni o azioni esecutive/recuperatorie in genere verso il sovraindebitato, che può pensare a lavorare.

Alla fine dei tre anni si potrà procedere all’esdebitazione, ovvero la cancellazione di tutti i debiti che non si è riusciti a pagare con l’attivo della liquidazione.

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